Mi è capitato più volte, alla fine di un percorso formativo, di presentare i risultati a un cliente con una certa soddisfazione. Avevamo fatto tutto: test finale, questionario di soddisfazione, qualche indicatore di performance a distanza di qualche mese. Numeri decenti. Cliente contento.
Poi qualcuno ha fatto la domanda giusta: "Ma rispetto a dove partivano, quanto sono migliorati?"
Silenzio.
Misuriamo spesso i risultati della formazione aziendale, quasi mai il punto di partenza.
Test, ore trascorse sui contenuti, questionari di gradimento... tutto utile, ma non abbastanza se non sappiamo da dove siamo partiti.
Il problema della misurazione senza baseline
Quello che non misuriamo quasi mai, infatti, è il livello di preparazione iniziale.
Proviamo con un esempio concreto. Vuoi capire se un percorso sulla comunicazione efficace ha funzionato. A fine corso i partecipanti fanno un test: il 78% ottiene un punteggio positivo. Ottimo, no?
Dipende.
Se quelle stesse persone, prima del corso, avrebbero ottenuto il 74%, hai guadagnato 4 punti percentuali. Se avrebbero ottenuto il 70%, ne hai guadagnati 8. Se avrebbero ottenuto il 76%, ne hai guadagnati 2, e a quel punto forse non valeva l'investimento.
Senza questa fotografia iniziale, si rischia di formare su cose già acquisite e di trascurare quelle critiche. E alla fine, non si riesce nemmeno a capire se la formazione ha spostato effettivamente qualcosa in meglio.
Cosa si intende per analisi baseline
Una baseline formativa è esattamente quella fotografia: una rilevazione di conoscenze, competenze, comportamenti prima che la formazione cominci.
Eppure è lì che si vede tutto: ci svela cosa le persone già sanno, cosa credono di sapere e cosa manca davvero.
Non è necessariamente un test. Si può raccoglierla in diversi modi:
- un questionario di autovalutazione
- un'osservazione sul campo (come si comportano le persone in situazioni reali)
- un'intervista ai manager (dove vedono i gap nelle loro squadre)
- un'analisi degli errori ricorrenti (cosa va storto, quanto spesso, in quale fase)
- dati di performance già disponibili (KPI, tassi di errore, tempi medi)
Quello che conta è avere qualcosa di concreto, non una percezione condivisa.
Perché quasi nessuno misura l'efficacia della formazione dal punto di partenza
Le ragioni sono diverse, e quasi tutte comprensibili.
La prima è il tempo. L'analisi baseline richiede lavoro prima ancora di iniziare, e spesso i progetti di formazione nascono già con scadenze strette. Viene percepita come un extra, non come parte del progetto.
La seconda riguarda la committenza. Chi commissiona la formazione di solito vuole soluzioni, non diagnosi. Chiedere "da dove state partendo?" può sembrare resistenza invece che una domanda sensata. Ho imparato a farla comunque.
C'è poi una difficoltà tecnica reale. Costruire uno strumento di rilevazione baseline fatto bene non è banale: richiede competenze che non sempre esistono internamente.
E infine c'è quello che chiamerei il problema della falsa conoscenza condivisa. Si presume di sapere già qual è il problema, ma il più delle volte si sa solo ciò che è stato detto, ciò che si è visto in superficie, ciò che ci si aspettava di trovare. Non è la stessa cosa di sapere.
Vi ci ritrovate?
Come integrare la baseline nella pratica
Prima di iniziare, basta fare almeno una di queste cose:
- Somministrare un pre-test o pre-assessment, non per valutare ma per mappare. Riutilizzando gli stessi item nel test finale si avranno dati confrontabili.
- Chiedere alle persone di autovalutarsi. Non è preciso al 100%, ma restituisce una fotografia della percezione, che è già qualcosa.
- Intervistare chi lavora a fianco dei learner: manager, colleghi senior, clienti interni. Spesso vedono gap che le persone coinvolte non vedono, o non ammettono.
- Guardare i dati già disponibili: errori, reclami, tempi, rifiuti. La baseline è spesso già lì, semplicemente non è stata ancora letta come tale.
La domanda che faccio sempre
La domanda da farci sempre, prima di qualsiasi progetto formativo, dovrebbe essere: abbiamo già il quadro completo di dove siamo?
Non dove vogliamo arrivare, perché quello di solito c'è. Ma da dove partiamo, concretamente.
Se non si sa rispondere, il progetto che si costruisce sarà altrettanto vago. Se si sa rispondere con precisione, tutto il resto, obiettivi, contenuti, modalità, valutazione, diventa molto più semplice da disegnare.
Ah, una cosa: tutto questo vale solo se siete già certi di avere il problema giusto da risolvere. Se c'è ancora qualche dubbio su cosa serva davvero, vale la pena fare un passo indietro: quanto costa un corso e-learning? La domanda (spesso) sbagliata.