C'è una domanda che chi fa il nostro lavoro riceve in modo ricorrente: "Quanto costa fare questo corso?"
Impostata in questo modo, la richiesta presuppone che il corso sia già ben delineato, con contenuti definiti e obiettivi chiari. Noi dobbiamo solo costruirlo.
Il problema è che non è quasi mai così.
Quando la domanda è quella giusta
A volte è esattamente così, penso a tutti i contenuti che rientrano nell'ambito della formazione obbligatoria: leggi, sicurezza, temi noti e ricorrenti, con requisiti precisi e perimetri già definiti.
Se un'azienda deve formare tutto il personale su GDPR, antiriciclaggio o sicurezza sul lavoro, i requisiti li definisce la legge. L'obiettivo è chiaro, il contenuto è disponibile, la progettazione e-learning ha senso per ragioni di scalabilità e tracciabilità. In questi casi chiedere il preventivo è la mossa giusta.
Quando invece nasconde qualcosa d'altro
Più spesso, però, questa domanda nasconde qualcosa di diverso, come un problema non ancora del tutto inquadrato, un obiettivo vago, una necessità reale che un corso e-learning potrebbe soddisfare oppure no.
Somigliano a: "Vogliamo formare i nostri manager sulla leadership." Oppure: "Il nostro team commerciale non vende bene, facciamo un corso." O: "Abbiamo un problema con l'onboarding, vogliamo strutturare qualcosa di digitale."
Questi non sono requisiti. Sono punti di partenza per una diagnosi.
Le domande che faccio prima di qualsiasi altra cosa
In questi casi la cosa più utile da fare non è iniziare a produrre, ma fare le domande giuste prima di qualsiasi altro passo. Capire cosa succede davvero in quell'azienda, cosa le persone dovrebbero saper fare di diverso dopo e se un corso sia effettivamente lo strumento più adatto per arrivarci.
Le domande che faccio sistematicamente:
"Cosa succede oggi che non dovrebbe succedere?"
Cosa si osserva concretamente: errori, rallentamenti, reclami, turnover, situazioni che si ripetono. I sintomi prima della diagnosi.
"Cosa dovrebbero fare le persone in modo diverso, dopo?"
Non capire meglio qualcosa. Fare qualcosa di diverso, in modo osservabile. Se non si riesce a descriverlo, il quadro non è ancora pronto.
"Sai già perché non lo fanno?"
Mancanza di conoscenza? Di strumenti? Di tempo? Di motivazione? La formazione risolve solo il primo. Se il blocco è altrove, un corso non cambia nulla.
"Hai dati su quello che vuoi risolvere?"
I clienti hanno quasi sempre le informazioni che servono: report, feedback, osservazioni. Non le hanno ancora lette come diagnosi. A volte basta unire i puntini.
Quando il corso e-learning non è la risposta
A volte l'esito è comunque un corso ben progettato. In altre circostanze però sarà una guida, una serie di interventi più mirati o una conversazione onesta con il cliente, che vale più di qualsiasi contenuto digitale.
Mi è capitato di lavorare su casi in cui il vero problema era una procedura scritta male, non una competenza mancante. La soluzione era riscrivere il documento. Non fare formazione.
Mi è capitato di trovare persone che sapevano già cosa fare, ma il sistema non lo permetteva. Nessun corso avrebbe risolto quel problema.
E mi è capitato di suggerire un affiancamento invece di un e-learning, perché il contenuto c'era già ma mancava la pratica guidata.
Dire queste cose non fa perdere il cliente. In molti casi guadagna fiducia. E da lì la conversazione può andare da un'altra parte: una consulenza, un workshop, una riprogettazione di processo.
Il valore della diagnosi
Non sto dicendo che i corsi e-learning non funzionino. Credo nello strumento e ci lavoro da anni.
Sto dicendo che usarlo senza una diagnosi è uno spreco: di risorse, e soprattutto di tempo delle persone che quella formazione la dovranno seguire.
Quante volte avete progettato un corso nato da una diagnosi vera del problema, anziché da una risposta quasi automatica alla richiesta?